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venerdì 12 luglio 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante: quando lo stupro diventa mainstream.

Ho sempre pensato che esistessero cose sulle quali non avrei mai scritto alcunché. Non solo perché non mi ritengo brava a scrivere, quanto piuttosto perché esistono dei temi talmente delicati e sensibili da dover essere trattati esclusivamente dopo delle ricerche accurate, con una preparazione e un'accortezza che, per come la vedo io, non sarebbero mai sufficienti. Avrei terribilmente paura di urtare qualcuno, di ferire con le mie parole che, per quanto pensate e sentite dal profondo, potrebbero essere troppo crude per chi ha vissuto sulla propria pelle, con le proprie lacrime e le proprie angosce quotidiane un dramma che non può essere spiegato a parole. Preferisco scrivere di cose più futili, se vogliamo, trattare qualcosa di più leggero come le questioni del cuore e l'assurdità delle relazioni familiari, qualcosa che conosco, che vivo tutti i giorni e di cui posso dirmi testimone. Per questo fisso quella dannata pagina di Efp da un'ora, coi capelli ancora bagnati dallo shampoo e l'incapacità di dirvi quello che mi sta riempiendo la testa. Quel che non va in questa fyccina è ormai una delle cose random che vi si piazzano pur di ottenere popolarità sul sito e una marea di recensioni come piovesse. Sto parlando dello stupro, una di quelle atrocità che ancora non mi riesco a spiegare e che è così mainstream tra le psichelle che credono sia un qualcosa da provare, perché, sia mai che ti violenta un tipo figo, oh. Volete mettere, piuttosto che un cesso a pedali, ceh.
Ho il disgusto.
Perciò ho deciso che vi riassumerò brevemente i capitoli che ho letto, giusto per informarvi che la nostra, oltre ad aver sodomizzato una grammatica e violentato le più comuni e basilari regole dell'italiano standard, mi ha provocato il voltastomaco e quasi mi è passata la fame.
C'è Hayley (che odio già perché si chiama come una delle mie protagoniste di ere geologiche fa) che, non avendo dindini, si trova costretta, durante una crociera (ma se non ha i soldi, diobono, che crociera fa?!), per andare dalla nonna (che fin dai tempi di Cappuccetto Rosso porta sfiga andare a trovare), a dover dormire nelle cabine maschili perché, gente, quelle femminili erano finite. Mah, ho i miei dubbi che si facciano crociere economiche per i poveretti della città e si usino come traghetti, ma sorvoliamo. Così come non commentiamo il fatto che questa squinzia debba dormire con un maschio: praticamente il sogno di ogni adolescema, soprattutto se ciò implica avere in cabina Justin a cui ti presenti come Trevor e che ci crede pure. Passa la prima notte ed Hayley, aka #TheGeniaccio, scopre che Justina ha una pistola (!) ed è un ragazzaccio (!!)... in crociera. Mh, ok, ci stiamo credendo, continuiamo. Allo stesso modo crediamo a una scena che ha dell'assurdo: lei, finalmente sciolti i capelli e tirate fuori le tette dalla fascia con cui si toglieva l'aria (magari era meglio la stringesse attorno al collo, just sayin'), esce dalla doccia e si sfracella, nuda come un verme, al suolo, facendo sì che Giustina The Saviour arrivi e, attenzione!, scopra che il pisy non c'è mai stato. Bam, il radar acchiappa-gnocca gli si illumina come le vetrine sotto Natale, scatta il cambio della guardia e l'alzabandiera a Buckingham Palace e si pensa subito a quagliare. Non prima però di aver minacciato #TheGeniaccio con delle paroline che le fanno fare la pupu nel pannolino: “«non dirò a nessuno il tuo segreto, ma resterai chiusa qui e farai quello che ti dico io. Ho una pistola, non mi costa niente puntartela e farti fuori» disse prima di iniziare a baciarmi”. Giustamente, il gran segreto non può essere rivelato (e che sarà mai, dico io) e dunque... cosa fare? Per caso, sferrare un pedatone sugli zebedei di un tizio che in zerodue ti si avventa sul collo "per lasciare poi una scia umida di baci" e quindi scappare il più velocemente possibile lontano da quel bagno per poi denunciarlo? No! Ma vi pare? Non siamo mica nel mondo reale qui, dove essere minacciata non è esattamente l'aspirazione di ogni donna al mattino e pensare a una violenza sessuale non provoca alcuna emozione positiva, dai. Qui siamo a Fyccinalandia, dove il tuo stupratore è un essere da comprendere, di cui innamorarti e mascherare il tutto sbandierando che sei affetta da Sindrome di Stoccolma dopo due minuti [ciao, mitica, abbiamo contribuito a far eliminare "Slave": #SorryNotSorry. Divertitevi a leggere qui le motivazioni di Erika]. Ed ecco perché non mi sorprende che questa tarata non solo accetti, ma obbedisca come un cucciolo sperduto, così come non mi sorprende (ed è gravissimo) che ci sia gente che pensa che, durante uno stupro, si possa provare piacere. Sì, avete letto bene. Hayley prova piacere mentre viene stuprata analmente e crede pure di aver perso la verginità. Ora, visto che mi sta cogliendo un rigurgito talmente forte che potrei rimettere, preferisco lasciarvi leggere questo schifo e verificare da soli a quale punto siamo arrivati.

Mi bloccò al muro, ero intrappolata dalle sue possenti braccia ed eravamo faccia a faccia.
“Girati”mi ordinò.
“Cosa vuoi fare?” chiesi impaurita mentre lui mi girava faccia al muro tenendomi per i fianchi.
“L’hai mai fatto?” chiese.
“Dio Justin, ti prego, sono ancora vergine” supplicai.
Sentivo la sua risata anche se ero girata.
“Sarà ancora più bello allora” disse.
Iniziò ad abbassarmi i pantaloni, mentre il mio corpo era poggiato sul muro freddo.
"Justin..” gemetti.
“Shh, sarà bello,piccola” disse.
Volevo andarmene, sferrare un calcio e fuggire. Ma non  potevo, era impossibile. Vidi che aprì una bustina con i denti: preservativo.
“Sicuro che non farà male?”  chiesi.
“Te lo prometto, farò piano” disse.
Piano piano riuscì a farmi venire ed io non riuscivo a crederci che poco fa mi ero fatta inculare da un ragazzo che possedeva armi da fuoco. Era incredibile.
"Ti è piaciuto?” chiese Justin quella mattina appena aprii gli occhi.

Faccio, intanto, i miei complimenti per la finezza da scaricatore di porto alla bimba e, subito dopo, a rockmeliam per aver scritto una scena epica in quanto a idiozia e errori (sarebbe meglio dire orrori?).
Vi giuro che non ho parole. Io non so cosa cosa abbiano messo nel cervello della gente per poter anche solo lontanamente pensare che uno stupro possa essere in qualche modo giustificato o per credere che una ragazza, lì lì per essere violentata, domandi al suo aguzzino se le farà male. CAZZO, IDIOTA, CERTO CHE TI FARÀ MALE, NON SEI CONSENZIENTE! TI STA PER VIOLENTARE, CRETINA! Dio, come si fa ad essere così stupide? Come puoi pensare di scrivere che lei possa raggiungere l'orgasmo? Perché non sai, è chiaro, perciò mi domando: perché lo scrivi? Ho letto di donne che non ne hanno più avuto uno da quel momento, di ragazze che hanno affrontato un calvario in terapia per riacquistare coscienza del proprio corpo e imparare ad amarsi nuovamente e penso soltanto che sia qualcosa di inimmaginabile. Mi domando allora: perché devi sputare su tutte le donne che hanno subito una violenza del genere e offendere chi abbia un po' di senno e giustamente provi disgusto per queste barbarie? Una recensione ti cambierà la vita? Pensi davvero che essere stuprata sia sinonimo di far sesso, come sembri affermare giusto due righe più giù?
Scusate ma ho il voltastomaco.
Da donna, mi sento offesa e non capisco come qualcuno possa scrivere simili stronzate, per di più una ragazza. Non mi importa di quale età sia colei che scrive, non trovo scusanti attendibili da poter essere addotte. Sei piccola? Non ne parli, sei troppo immatura per poterlo fare. Se più grande? Studia, leggi, affoga nei libri, informati. FA QUALCOSA. Ma non pensare che quello che hai scritto sia normale e che le recensioni positive siano meritate. No, è sbagliata la storia, sono sbagliati i commenti entusiasti (c'è chi si dice emozionata, voglio farvelo sapere) ed è sbagliato postarla online, su un sito in cui tutti possono leggerla. A dire il vero, non avrebbe mai dovuto vedere la luce. Tutto quanto è sbagliato. Ivi compresa la grammatica.
Cara rockmeliam, mi dispiace, perché so quanto sia brutto ricevere opinioni negative, ma finirai dritta tra le segnalate di Efp. Mi sono altamente rotta di leggere cose del genere in un sito strafrequentato da ragazzine di ogni età. Qui perculiamo le fyccine scritte coi piedi, prive di una trama consistente e con personaggi con un'introspezione più fine di una carta velina ma al momento non ho voglia di ridere. Sono davvero disgustata.
Concludo questo post sconclusionato ringraziando @SondaBB per avermi illuminata sull'esistenza di questo schifo (e di tutte quelle che mi segnala) e mi congratulo nuovamente con la Chiù per aver superato il test d'ingresso ♥ Goditi il momento, Monday is coming!
Ora vado a dimenticare di aver letto questa cosa, mi attende Roma domattina e vorrei poterla non portare con me.
Qui il link sull'Efp.
Decidete voi che farne.

[edit 14/07/2013: l'autrice, che su Twitter si dice spaventata per la segnalazione all'amministrazione (manco fossero le SS), ha cancellato la storia. Non so voi, ma io sono contenta che sia sparita]

domenica 16 giugno 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante: quando speri che quelle quattro pareti crollino velocemente su se stesse.

Ci sono delle volte in cui le quattro pareti della mia stanza mi sembrano troppo piccole e mi inducono un malessere e una nausea che non riesco a spiegare né capire, ma da quando ho letto These four walls ho dovuto rivedere le mie idee e arrivare alla conclusione che di sicuro son meglio di quel lugubre scantinato barra tugurio nel quale è rinchiusa Quinn (ciao, Glee, ciaone proprio).
Se pensavate che Danger fosse la regina delle fyccine oscene sul biberon più seguito su Twitter (no, non sono fake profile, invidiosi!), temo che dovrete ricredervi, perché è arrivata MeriD96 (e dovrebbe spiegarmi come faccia a sedici anni a inventarsi pornazzi che Rocco Siffredi ma chi sei?), con la sua fyccina, dal rating rosso passione e sangue, 1733 recensioni al momento (sì, avete letto bene) e un tripudio di avvertimenti come contenuti forti, non-con (ovvero stupro), violenza, dark, drammatico e triste. E manco uno sticazzi, dico io.
La scena si apre con la bimba più scema ever dopo Kelsey e Bo che si risveglia e scopre tragicamente di non essere nel suo lettino a far cosacce coi cartonati dei suoi idoli ma d'esser stata rapita da dei tizi squinternati che le fanno bere della robaccia, le tagliano le braccia, la prendono a cazzotti e rivelano al capo, aka #IlRagazzoConGliOcchiColorMiele, che è “B positivo”. Grida di giubilo, sorrisi gioviali e festeggiamenti tali che mancano solo le bandiere dell'Italia sotto al Colosseo o il trenino di Capodanno sulle note di Brigitte Bardot Bardot, Brigitte beijou beijou. Ma, un attimo, dove siamo finiti, alla sagra del vampiro di Forks? Edward Cullen, ci sei anche tu? No, lui non c'è e forse sarebbe stato meglio. 
Ovviamente, Quinn non capisce cosa succeda (l'intelligenza è sempre una qualità essenziale delle protagoniste fycciniane) e ad una ragazza domanda, nel pieno della suspense narrativa, "Tu non mi vuoi aiyaer?" Ora, oltre a voler ballare su A-E-I-O-U-Y, se ti ha rapita, cosa ti fa pensare che voglia darti una mano? Se questo non bastasse, per confermarci ancora di essere la mente più veloce di New York, Quinn ci descrive l'ambiente in cui si trova: "C'erano tantissime boccette, e materiali per esperimenti chimici, sembrava una farmacia. Ma di certo i farmacisti non erano così tanto scontrosi". Ah, tu non hai mai visto la mia farmacista, cara e, osservazione banalotta, sappi che il tuo spacciatore non è un farmacista.


Ma vogliamo parlare della scena in cui compare il boss con gli occhi miele (continuo a pensare a Winnie Pooh)? Purtroppo non è quello delle torte, ma quello degli omogeneizzati; spero vi vada bene lo stesso e sappiate accontentarvi. A quanto pare, da quelle parti si collezionano pischelle, e, se proprio ha bisogno di adolesceme ed è ridotto così male da esserne ghiotto, io saprei raccomandargliene parecchie di cui faremmo a meno. Evidentemente ha fame, perché gli amichetti se ne escono con un "avevi ordinato una ragazza", eccoti servito. Dovrò ricordarmi di chiedere ai suoi scagnozzi col pannolino di portarmi una pizza mascarpone e speck per le otto e mezzo, già che ci sono, e, se non sbaglio, una salame piccante e olive per @CoerenzaBat. Tanto paga Juss. Al quale, Quinn, rapita e malmenata brutalmente da più persone, compreso Mister Honey, pensa continuamente mentre due le aprono un braccio con un coltello ("lui andò ancora più affondo, piano piano sentivo sempre di più il polso bruciarmi e colorarsi di rosso" <-- Art Attack!), finendo con il rimuginare sulla sua vita perfetta fino a quel giorno. Della serie "Se quel giorno non fossi andata in palestra non mi sarei trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato": oh, vedete perché mi tengo alla larga da quei luoghi macabri? Non sia mai che un superpalestrato decida di catturarmi e portarmi da Bieber. Allora lì sì che sarebbero cazzi amari. Altro che quel tizio con la cresta (tenetevi sempre lontano dai punk, fidatevi) che le infila la lingua giù per la gola e la vuol violentare. 

Sorrise posò le sue labbra sulle mie. Io lo scansai e corsi dall’altra parte della stanza ma lui ovviamente mi raggiunse senza problemi e ricominciò a baciari con foga, poi si sfilò la maglietta nera e rimase a petto nudo schiacciato contro di me.
-Hai un ragazzo? Chiese sul più bello tappandomi la bocca.

Sorvolando sugli orrori linguistici che fingerò di non aver visto mai, avete presente quel bellissimo momento nel quale state per essere stuprati e tutta l'atmosfera si rovina per una frase di troppo che viene detta? Ecco, io no. Credo che nessuno possa trovarci qualcosa di lontanamente carino e degno d'essere rimembrato nei secoli a venire, quanto piuttosto la vincano lo schifo che non si può cancellare e l'orrore col quale convivere perennemente. Ma Quinn evidentemente ha trovato l'ago nel pagliaio, il raggio di sole nel cielo coperto di nubi, del buono in un mare di cattiveria. Applausi a scena aperta.


No, ok, scherzavo: fatti curare da un bravo psichiatra, Quinn, e tu, MeriD96, perché posti boiate, figliola?
Da Efpiana, posso candidamente ammettere che ricevere recensioni sia bello. Frequento il sito da sei anni ormai, ho scritto (e cancellato) tante storie e, soprattutto, ci ho conosciuto persone incredibili (altre un po' meno, ma va bene così), che posso dir di reputare amiche, tra cui la Chiù che so che tutti amate, e so per certo quanto sapere il parere di un'altra persona su ciò che si è scritto serva. A migliorarsi, principalmente, per come la vedo io. A confrontarsi, su opinioni e punti di vista differenti. A condividere delle passioni, come può essere il fangirl estremo su Orlando Bloom (considerate questa frase un coming-out, gente) col quale ho beccato le mie pazze del cuore. Ma non ho mai pensato che ricevere tre recensioni piuttosto che ventisette fosse brutto. Certo, alle volte trovare mille letture e una recensione può sembrare un po' rude, a prima vista, ma preferisco concentrare l'attenzione su quell'unica persona che ha sentito la necessità di scrivere qualcosa piuttosto che rosicare per le 999 che non l'hanno fatto. Allo stesso modo, per me scrivere era ed è un bisogno, un modo per sfogare quello che la voce si rifiuta di pronunciare, per esorcizzare paure e delusioni, per dar libero sfogo un po' a quello che mi passa per la mente, fondamentalmente. Per questo, capirete quanto mi irriti i nervi vedere bimbette che, infischiandosene delle basilari regole di grammatica, scrivono di stupri e assassini come fossero il loro pane quotidiano e usano temi delicati in maniera bislacca pur di ottenere una recensione in più. A ciò dobbiamo aggiungere che la solerte nostra autrice (che mi perdonino, se possono, tutti i veri autori per l'improprio uso del termine) concluda ogni bruttissimo capitolo con una bellissima minaccia che suona più o meno così: “se non ottengo X recensioni, non aggiorno la storia”. E le pecore accorrono, omologate alla massa e vogliose della fatidica scena di stupro (di branco?) sulla quale sbavare come se fosse assolutamente normale.
Mi altero non poco con queste storielle, ultimamente. L'avrete notato. Ma, e chiedo scusa, una cosa voglio aggiungerla: Oh, Dea delle fyccine macabre-erotiche, calati meno acidi e scendi dall'Olimpo in cui ti sei stanziata abusivamente. [Non vorrei dirtelo, ma tant'è: è contro il meraviglioso regolamento di Efp e io t'ho segnalata.]
Dove diamine è finito lo “scrivo per me, non importa quante recensioni riceverò” che io ho stampato in mente? Davvero per queste stare in cima alla lista delle più seguite e/o preferite è così fondamentale? Dio, che vite vane.

Questa è These four walls, gente, e io spero proprio che quelle quattro pareti li ricoprano tutti quanti. 
Amen.
Qui il link sull'Efp (cap. 1-2).

Ps: come mi è stato insegnato oggi, non continuo questa meravigliosa storia se non arriviamo a 5 commenti, bimbi belli. Vedete di salvarmi e fermarvi prima, quindi. Niente scherzi!

mercoledì 17 aprile 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante: quando strusciarsi come anaconde e venire nelle mutande è sinonimo di sesso.

Lo so, lo so. Già stavate disperando per la mancanza che sentite da fine marzo. Ma, non temete, il Tamarro preferito de noatri è tornato. Danger is back, bitches!
Visto che ho messo in soffitta il temiBBBile Giustino per troppo, urge un riassuntino veloce delle precedenti puntate:
  • i nostri si sono strusciati l'un l'altra come anaconde in calore, ma... Niente, lui non le concede di cavalcare il biscione che, mi è giunta voce, si chiami Jerry (speriamo Tom se lo mangi e ci liberi del problema);
  • l'ex suora di clausura, diventata ninfomane in un giorno, è stata quasi violentata dal cattivone di turno per vendetta ma... Il Batman di Stratford (Will, ti chiedo perdono per tutte le volte che ti tirano in questi paragoni. Se puoi, fulminale) la salva giusto in tempo;
Bon, bastano questi due avvenimenti, che tanto non è che succeda chissà che cosa di emozionante e non voglio straziarvi più del lecito.
Da quando frequento Efp, dal lontano 2007 credo, mi sono resa conto che le fyccine non vanno avanti senza costanti colpi di scena e suspense creata ad hoc da autrici incerte e vogliose di una recensione in più, perché, ormai, l'unico scopo sembra esser quello. E la nostra Danger non fa certo eccezione. Avevamo lasciato i novelli fidanzatini di Peynet a tubare come piccioni spennati e giustamente le cose non possono sempre andar bene. Altrimenti come tira avanti questa storia senza alcun senso? Ancora non sappiamo in quali traffici loschi sia coinvolto il temibilissimo signor Pericolo, just sayin', e ci viene sempre ricordato che “non è un caso che io detenga il record della persona con più pettegolezzi in città”.
A parte lo sticazzi d'obbligo che ormai è puntuale più di me, solo io ritengo quantomeno monotono doverci sempre ricordare quanto sia terribile questo pischello pur di farci montare dentro la paura per la sorte della piccola sprovveduta che, nonostante sia sfigata, ha dato una mano enorme alla sorte immischiandosi e non facendosi mai un tegamino di fatti suoi per cena?
Ma vabbe', arriviamo al momento in cui lui insiste nel darle della puttana (ma pure tu! Ancora manco te l'ha data! Aspetta altri due capitoli, dai!) e lei, incredula che la boccuccia di rosa che fino a qualche istante prima le faceva rombare le farfalle nello stomachino, gira i tacchi e se ne va in classe. Si ritrovano, fanno pace, fanno forca a sQuola (loro non ci vanno mai ma anche la nostra traduttrice ha saltato un paio di lezioni di italiano) e... trovano una bomba sotto l'auto. Chuck Norris, mi stai leggendo? Je fai un baffo a Danger nostro! Bum! Saltano fuori dall'auto un attimo prima che questa salti in aria, senza graffi, senza bruciature! MIRACOLO! Nessuno è sconvolto, nessuno ha paura, sono cose che capitano in fondo. Chi non ha mai ricevuto un pacco bomba o due proiettili nello stomaco, così, per sport? CHISSENEFREGA, gente! E infatti prendiamo a limonare come se niente fosse:

Sorridendo, afferrò il mio mento con il suo indice e pollice prima di sollevarlo così che le nostre labbra potessero toccarsi.
Approfondii il bacio e quasi immediatamente i nostri corpi incominciarono a fare pressione uno sull’altro.
Afferrando la mia coscia sinistra, Justin la portò sopra la sua vita facendomi mettere a cavallo sopra di lui. Le sue mani suoi miei fianchi continuando a scontrare le sue labbra contro le mie.
Feci correre le mie mani su e giù per il suo petto, impugnando la sua maglietta nel palmo della mia mano. Le nostre emozioni ci stavano facendo impazzire. Gemendo, Justin leccò il mio labbro inferiore cercando un entrata, la quale fui felice di concedere. Le nostre lingue iniziarono a scontrarsi una contro l’altra.
Strofinandomi contro il corpo sotto il me feci gemere in modo sensuale Justin contro le mie labbra.
Gemetti afferrando con i miei denti il suo labbro inferiore.
Sfiorandomi la schiena con i suoi diti, Justin strinse le mie maniglie dell’amore. Capii che voleva andare oltre a tutto questo, e, per questa volta, non avrei protestato.
Tirando all’orlo della mia maglia, me la portai su fino alla testa prima di riattaccarmi alle sue labbra.
Justin era il prossimo. Rotolammo, così che era lui sopra di me. Si alzò sulle ginocchia e respirando pesantemente, si tolse la maglia di dosso.
Mi morsi il labbro fissandolo prima di afferrare il suo collo per poi portarlo di nuovo sdraiato su di me per un altro bacio.

Signore e signori, fedeli lettori del nostro blog, sta per arrivare #IlMomento, l'attimo eterno di godimento, il lancio dello slip che finisce sempre sul lampadario e l'ingresso nella tana del Bianconiglio. Siamo lì lì e... la porta di spalanca.

Ma, insomma, non si può mai copulare in santa pace, in questo villone. Dai, ci sono tremila stanze e sempre in questa arrivano gli scocciatori. Qui la tensione sessuale cresce e cresce e il nostro Danger sarà prossimo ad un incontro molto ravvicinato con Federica-la-mano-amica per resistere.
E invece no. Non stavolta, almeno.
Per questo voglio riproporvi la gif della scorsa volta: dovete immaginarvela nel leggere la prossima scena, perché io non sono riuscita a togliermela dalla testa mentre scorrevo queste righe. Pronti? Eccola.


[Giustina, abbozzala di far la faccia schifata: quella l'abbiamo noi leggendoti]
E ora proseguite pure. 

Questa volta, non avrei finito lì. Decisi di fare un ulteriore passo avanti.
Facendola distendere, mi posizionai sopra di lei cercando di farla sentire a suo agio lasciando le mie mani accarezzare i lati del suo corpo.
Facendo scendere le mie labbra dalle sue fino al suo collo, iniziai a succhiare leggermente prima di scivolare giù fino al suo petto dove lasciai infiniti baci umidi, i quali la fecero gemere senza controllo.
Facendo scivolare le mani dietro la sua schiena, cercai il gancio del suo reggiseno.
Lo sganciai, le bretelle si rilassarono sulle sue spalle.
Togliendo le mani, la guardai i suoi occhi assicurandomi che stesse bene. Quando si morse il labbro annuendo, premetti le mie labbra contro le sue sussurrando parole di incoraggiamento. “Sei bellissima.” Mormorai prima di far scivolare le bretelle del reggiseno lungo le sue braccia, rilevando il suo petto.
Mi morsi il labbro, non riuscendo più a controllarmi. Mi chinai e posizionai le mie labbra avidamente su uno dei suoi capezzoli. La schiena di Kelsey si inarcò e un gemito fuoriuscì dalle sue invitanti labbra.
Massaggiai l’altro petto, desiderando nient’altro se non di darle piacere. E realizzai che stavo facendo un buon lavoro non appena sentii le sue grida urlare il mio nome.
“Justin …” Sussurrò. Togliendomi, diedi la stessa attenzione all’altro petto.
Rigirandoci, Kelsey rimosse la mia testa dal suo petto, posizionandosi in mezzo alle mie gambe.
Mi morsi il labbro inferiore, le mie mani afferrarono istintivamente i suoi fianchi. “Montami, piccola.” Gemetti.
Non ci penso un secondo che iniziò a strusciare i suoi fianchi contro i miei. Buttai la testa indietro dal piacere.
“Gesù Cristo,” Mormorai guardando Kelsey andare più veloce, il suo petto si muoveva a ritmo. Tutto questo, mi diede un erezione.
Facendo una rotazione con i suoi fianchi, gemetti sentendo il suo corpo sopra di me.
Poco dopo, iniziò a respirare con difficoltà e realizzai che stava per arrivare il suo momento.
“Vuoi che stia io sopra così posso finire?” Sussurrai.
Kelsey, tuttavia, scosse la testa chinandosi e premendo le sue labbra contro le mie.
Gemetti. Amavo quando la ragazza sapeva cosa voleva e Kelsey che si strusciava contro me con tanta voglia. Mi sentii venire.
“Cazzo piccola, un po’ più veloce. Ci siamo quasi.” Sussurrai.
Annuendo, Kelsey iniziò ad ansimare contro il mio collo mentre continuò a muoversi contro il mio cavallo, i suoi diti stringevano le mie spalle.
“Kelsey,” Ansimai, c’eravamo quasi. Potevo sentirlo.
“Justin …” Sussurrò Kelsey. “Oh … mio … Dio …” Strillò nel momento in cui raggiunse l’orgasmo, quasi nello stesso tempo in cui lo raggiunsi io. Il suo corpo cadde sopra il mio, sorpresa e fiera di quello che aveva appena fatto.
Rotolando, mi posizionai sopra di lei. Tolsi i capelli dalla sua faccia. “Sei stata fantastica, piccola…” Catturai le sue labbra in un bacio. “Davvero, davvero, fantastica.” Le diedi un altro bacio prima di distendermi accanto a lei. 

Ha sul serio detto "montami", gente. L'ha detto.
Ma, mentre lui si sente un puledro di razza e tra poco chiederà pure di essere preso al lazo, la nostra verginella vogliosa ha qualche dubbio e crede di essersi reincarnata in Dora l'esploratrice visto come limona duro, tanto da far chiedere al Pericolo numero 1 "Gesù, piccola, quando hai imparato a farlo?" No, non la vuoi la risposta, Giustina, o rimarresti male nello scoprire cosacce pervy mlmlml sulla tua losca fidanzatina.
Il tutto termina con Bieber in versione navigatore GPS: "dai, Kelsey, ci sei quasi, gira a destra, alla rotonda prendi la seconda uscita e te lo trovi sulla sinistra". Vedi che ti incoraggia pure? Non sta facendo un esame o una gara, biberon, Dio mio, non ha bisogno delle cheerleader coi pom-pom.
E lui di nuovo viene, nelle mutande. Ancora, per la seconda volta. E ci risiamo. Te le puoi togliere, eh, non te le ha incollate Muciaccia con la colla vinilica e dubito che questa cerebrolesa abbia fame e lo inghiotta. Sarebbe alquanto macabro, e di sicuro le nostre adepte beliebers accorrerebbero in tuo soccorso, novelle crocerossine arrapate più che mai. E vatti a lavare, Cristo Santo, che fai schifo. Per la seconda volta, niente: nessuna traccia di fazzolettini, salviette igieniche o docce. Nulla, neanche se le toglie, se vogliamo esser sinceri e schifati per bene.
Nota a margine: la nostra crede, per la seconda volta, di aver perso la verginità. Kelsey, se l'hai persa la volta scorsa, non è che l'hai riottenuta coi punti Coop e la perdi di nuovo, sai? Oppure la volta scorsa non l'hai persa e questa sì? Forse dipende dalla quantità di strusciamenti? O da dove viaggiano le manelle birichine del biondino? Ti do una risposta: smettila di far forca a sQuola, vacci e studia anatomia e sessuologia con annessi e connessi, ti imploro. E portaci dietro la tua autrice, su.
La nostra scena si conclude col "ti amo" di turno, di due che si sono conosciuti perché lui è l'assassino e lei la rapita, si sbaciucchiano la sera stessa del rapimento, si strofinano come Swiffer Vileda e solo dopo tre giorni - li ho contati, gente! - si amano. Ovvio, no?
Visto che sono esaurita, e, strano a dirsi, ho una vita da portare avanti, concludo qui, che mica me la toglie Danger di dosso l'ansia da terremoto. Tzè, pischello.

Qui il link all'Efp (capitoli 33-36)

venerdì 29 marzo 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante, parte III: quando non puoi dare la colpa a Dio della tua stupidità.

Volevo condividere con voi questa giornata importante. Perciò, vi voglio tutti in piedi e in coro a fare gli auguri alla Chiù del mio ♥ che oggi compie gli anni!
Le cronache acide senza di lei non avrebbero mai visto la luce e solo lei poteva. Adoratela con me forever and ever, nei secoli dei secoli, perché sì.
Ma adesso sedetevi, cari amici, perché qui sta per iniziare una nuova puntata delle mirabolanti avventure della nostra fiammiferaia preferita col signor Pericolo, che, se si chiama così, “dev'esserci un motivo, Kelsey” (STICAZZI!).
Avevamo lasciato i nostri amichetti a rotolarsi sulle coperte – e vi ricordo che lui ha la pancia segata in due da una coltellata (ma son dettagli, facezie, insomma) – sbaciucchiandosi bellamente quando la madre rintronata torna dalla chiesa e sono costretti a separarsi. Mancava poco, mannaggia, e la nostra Kelsey, dopo avergli fatto una visita all'esofago con cinque metri di lingua e due chili di bava spesa sui suoi addominali luccicanti (è l'erede del vampiro più sfigato del mondo di Twilight? Non c'è dato saperlo, quel che è certo è che ha un fisico da paura a tredici anni. Idioti, voi, cari maschietti che andate in palestra più volte la settimana a pomparvi. Basta sparare e spacciare come Danger e voila!), mentre lui vuole andarsene – si sono invertite le parti – lei lo implora di rimanere, ma niente. Pericolo se lo tira, non glielo vuol dare stasera, nun gna fa e quindi, dopo averla chiamata “la mia ragazza” (eh già, è famoso il romanticismo dei gangster, che sparano a destra e manca e amano la pulzella che vuol salvarli dal loro mondo infame), se ne va.
Io non so se l'autrice di Danger, sia la stessa di Dark, ma qualche sospetto mi viene quando si scopre che la suorina di clausura ha ricevuto il marchio. Yep, un bel succhiotto fa mostra sul suo collo e la madre, da brava donna intelligente, crede alla spiegazione della figlia, cioè che si è bruciata con la piastra per capelli. Ora, a parte che le due cose sono diverse (perché la piastra non ciuccia, ma brucia, cara Kelsey), cosa dice la mammina cara, aka #LaVecchiaDemente? “Ci hai messo qualche crema?” Ecco, qui ho capito da chi ha preso la figlia. Le mele non cadono mai lontano dall'albero, no. Il tutto mentre lui sta dando una ripassatina veloce alla scopamica della magione, chiariamo, ma il giorno dopo...

La sua faccia era millimetri dalla mia e prima che realizzassi, le sue labbra premettero convinte sulle mie facendomi fare un passo indietro dall’improvviso movimento. 
Mi ritrovai a baciarlo con la stessa sua foga mentre avvolsi le braccia intorno al suo collo, spingendolo più vicino a me. 
Gemendo, afferrò la mia vita spingendomi più vicino a lui mentre scavò i suoi diti nei miei fianchi facendomi mugolare in segno di sorpresa.
Justin ridacchiò mentre mi spinse via per quale secondo per poi riagganciare le sue labbra alle mie, picchiettando con la punta della lingua sul mio labbro inferiore, chiedendo l’accesso. 
Aprendo la mia bocca, feci scivolare la mia lingua contro la sua iniziando una lotta per la dominanza. 
Facendo scivolare le sue mani verso il mio fondo schiena, le fece scivolare ancora di più afferrando il mio sedere nei suoi palmi. Approfondii il bacio, le mie mani accarezzavano la sua nuca tirando le punte dei suoi capelli. 
Gemendo, diede una strizzata al mio sedere facendomi gemere contro le sue labbra prima che iniziò a camminare forzandomi a indietreggiare fino a colpire la parete con la mia schiena.
Tolse una mano dal mio posteriore, aprendo la porta che conduceva nel magazzino prima di riaffermarmi di nuovo camminando all’interno.
Dopo qualche secondo, mi fece distendere su uno dei divani, posizionandosi sopra di me. 
Tirando la testa indietro, la fece scendere cominciando ad accarezza le sue labbra e il suo naso contro il mio collo prima di iniziare a lasciare dei baci, facendomi gemere più forte di come avevo fatto pochi secondi prima. 
Avvolgendo le gambe intorno al suo corpo, mi morse facendomi inarcare la schiena in segno di piacere. 
Muovendosi dall’altra parte del collo, iniziò a succhiare e mordicchiare facendomi respirare sempre più affannosamente. La mia zona inferiore iniziò a pulsare da tutta l’improvvisa tensione sessuale facendomi gemere in segno di bisogno. 
Avevo bisogno di lasciarmi andare. Stavo andando fuori di testa.  
Spingendo la sua testa più approfonditamente nel mio collo, spinsi la mia parte inferiore contro la sua segnalando che volevo attenzione. 
Staccandosi dal mio collo Justin si posò davanti alla mia faccia leccandosi le labbra in un movimento veloce, la catenella che teneva al collo premeva sul mio petto. Abbassandosi, premette le sue labbra contro le mie, spingendo il suo corpo ancora di più contro il mio. Un altro  gemito fuoriuscì da entrambi. 
Strusciandomi contro di lui, tirai le punte dei suoi capelli mentre Justin iniziò a muoversi al mio stesso ritmo, il suo inguine strusciava contro la mia area facendomi tremare in estasi. 
“Justin …” Ansimai una volta che lo spinsi via. 
“Lo so piccola, lo so …” Disse con voce roca, il suo respiro affannato si scontrava contro la schiena della mia spalla. 
Muovendosi più velocemente contro di me, mi sentii crescere dentro di me la voglia, quasi raggiungendo il mio punto. 
Con altre poche colpi da Justin, mi lasciai andare e in pochi secondi ansimammo insieme. 
“Indovina, piccola?” Justin sussurrò in modo sensuale nel mio orecchio, il suo affanno mi eccitava ancora di più. 
“Cosa?” Sussurrai in risposta. 
“Ti ho appena fatto provare il tuo primo orgasmo.”

Leggendo questa copula astronomica scritta in un italiano correggiuto e scoreggiato, solo io mi sono immaginata questa scena qua?
Il signor Pericolo riprende a scavare – ma cosa cerchi, il tesoro? Per quello basta che le togli gli slip, piccolo minatore –, la porta su un divano – i famosi divani della Ferilli nei magazzini andati a fuoco, come no! –, le sbava liberamente su collo e faccia – neanche fosse un mastino napoletano – e... Le fa pulsare la vagy. Allora lo pensano sul serio. Questa sì che è una scoperta sensazionale.
Ma la suora ritrosa mica sta a guardare! È lei che spinge il bacino contro quello di lui, eh. Lei che fino a cinque minuti prima gli ripeteva di lasciarla perdere. Lei che molto probabilmente ha tredici anni e mezzo e dovrebbe giocare con le Barbie e non pensare a strusciarsi contro i pischelli arrapati. Lei che ha baciato un ragazzo per la prima volta la sera prima, voglio ricordarvelo. Così come ci tengo a sottolineare che questi due calamaretti sono vestiti. Già, già. Neanche una scarpa s'è tolto il povero Danger che tanto pericoloso, a giudicare da come le sbava dietro, non mi pare più di tanto, ma precisa che quello sia stato il suo primo orgasmo. STICAZZI! Kelsey, diglielo, dai, che fai la pudica ma nel quartiere sanno che come fai le pipe tu nessuno mai, su!
E invece no, non ha capito una beneamata mazza tant'è che pochi istanti dopo si domanda “Praticamente avevo fatto sesso con Justin Bieber?” Cioè, Kelsey, non lo sai che se baci un ragazzo con la lingua puoi rimanere incinta ma se ti lavi con la Coca-Cola abortisci? Ma non lo leggi mai il Cioè?
SDENG.
Avete appena sentito il rumore delle mie ovaie che si sono suicidate fracassandosi al suolo.
Sono inorridita, gente. Questo qua viene nelle mutande, capito? E manco si pulisce. E lei è convinta di aver fatto sesso con lui strusciandoglisi contro come la peggiore arrapata. Se li unisci, non fanno un cervello integro.
Piccolo litigio successivo, lui che fa finta che niente sia successo, lei che se la prende perché la chiama “piccola” (we, hai tredici anni, come vuoi che ti chiami? MILF?) e si ritorna a sbaciucchiarsi: “la mia lingua lottava contro la sua per dominare fino a che non mi spinsi indietro, il suo petto si muoveva su e giù in sincronia con il mio, i nostri respiri irregolari.” Ma cosa vuoi dominare, Justin? La stai baciando, non stai in trincea a far la guerra per conquistare un metro di terra. Mi ricordi tanto l'amico qui sotto, nella brutta e sfocata copia, of course.

THIS IS SPARTA!

In una storia in cui si va avanti a litigi, baci, litigi, baci, litigi, baci, in maniera random e ciclica, la nostra, all'ennesimo battibecco con il suo belloccio dall'addominale fluorescente, ci vuol dare ulteriore prova della sua intelligenza, per cui sale in macchina con uno sconosciuto mai visto prima. E di sicuro non è il buon samaritano che a lei sembrava. Infatti, la lega, le tagliuzza allegramente la faccia e il collo ed è lì lì dal violentarla quando... Compare l'eroe dei due mondi, il Batman in versione malefica ma col cuoricino innamorato, e porta in salvo la donzella mentecatta, che, in tutto questo, ancora non ha capito: “Perché cose come quella dovevano succedere a me? Dio mi odiava davvero così tanto?” Unitevi a me nel coro angelico di “No, cogliona, sei tu che te le cerchi”. E, giustamente, per togliersi di dosso l'idea di essere quasi stata stuprata si fa una doccia che cancella tutto quanto. Dev'essere l'ultimo modello di doccia che fa l'elettro-shock e la lobotomia contemporaneamente. Ma eccoci alla prossima scena clou.

Inumidendomi le labbra, chiusi gli occhi prima di premere le mie labbra contro le sue.
Kelsey ricambiò il bacio e le sue labbra combaciavano perfettamente con le mie.
La spinsi più vicino a me con la mano che era ancora sul suo fianco, le mie dita accentuarono la presa mentre iniziai a spingere le labbra contro le sue.
Avvolgendo le sue braccia intorno al mio collo, spinse la mia testa più vicina alla mia, i nostri nasi si toccavano.
Facendo scorrere la mia mano dalla sua guancia fino al suo fianco, avvolsi le braccia intorno a lei prima di farla salire sulle mie ginocchia così che stava a cavallo.
Trovando la giusta posizione, Kelsey ruppe il bacio guardandomi negli occhi. Respirava velocemente, si morse il labbro. Strofinò il naso contro la conca del mio collo prima di iniziare a premere le sue labbra contro la mia pelle per poi iniziare a morderla e succhiarla.
Gemetti inchinando la testa dall’altra parte per darle più spazio.
Feci scivolare le mie mani dai suoi fianchi fino a raggiungere il suo sedere prima di dargli una leggera strizzata, la quale la fece quasi strillare dalla sorpresa. Sorrisi.
Staccandosi dal collo ritornò alle mie labbra iniziando la nostra pomiciata.
Sentii le sue mani premere contro il mio petto cercando di spingermi contro il materasso. Si distese sopra di me senza staccare le labbra dalle mie.
Aggrappai la sua vita prima di rotolare facendo sì che fossi io quello sopra.
Spostandomi sul suo collo, iniziai a darle lo stesso piacere che mi aveva dato qualche secondo prima ma, questa volta, usai più lingua e denti ottenendo come risultato i suoi dolci gemiti.
Ritornando alle sue labbra, la baciai un’altra volta. Feci scivolare la mia lingua nella sua bocca e iniziò la solita battaglia.
Spingendosi via, Kelsey rotolò facendo sì che fosse lei sopra di me e invece di riattaccare le sue labbra alle mie come pensavo, si sedette sul mio ventre. La guardai incuriosito.
Si morse il labbro facendo scivolare le mani fino al nodo del suo accappatoio.
Guardai le sue mani prima di ritornare a guardarla negli occhi.
Fece un respiro profondo pronta a snodare il nodo e rilevare il suo corpo meraviglioso ai miei occhi.

E qui penserete che il nostro eroe pieno di macchie e senza paura le zompi addosso - dopo averla messa a cavallo al grido di "al trotto, Kelsey, al trotto!".

(gif, va detto, trovata su Twitter)

E invece no. Questa storia funziona al contrario. Lei gliela sdogana sotto il naso continuamente e lui, impavido, resiste ai subdoli impulsi e continua a non volerglielo dare neanche per un secondo. Justin se lo tira, gente. O meglio, non si trastulla con la cerebrolesa ma con la scopamica, mentre la fidanzatina dorme bellamente nella stanza accanto. Questo sì che è amore, questo sì che è un sentimento nobile e puro. Oh, ma non fraintendete, glielo fa vedere un pochetto e poi si ritira. Lui è un omino cambiato. Lui sta con un'idiota da un paio di giorni e non vuole più fare la vecchia vita. Lei gli ha fatto capire cosa si sta perdendo con questa vitaccia. Sentite anche voi una vocina urlare "CLICHÉ, CLICHÉ, CLICHÉ?" 
Il capitolo 32 si conclude con la scema che torna a casa, dopo aver passato la notte dal bad boy non più tanto bad (e, secondo me, neanche tanto boy), che dice ai cari genitori più scemi di lei di aver dormito da un'amica. Con la faccia e il collo squarciati. Tutta tagliuzzata sui polsi. Con i segni della corda con cui era legata su gambe e braccia. Con dei vestiti da uomo. E loro ci credono, come non potrebbero? Ed è così che i nostri piccioncini colombelli se ne vanno a sQuola, mano nella mano, limonando a ogni passo. Qui si conclude e qui concludo io, perché ne ho letti troppi di fila e già mi sto sentendo male. 

Qui il link sull'Efp (dal 17 al 32).

lunedì 25 marzo 2013

Lettera aperta: mi si vuole insegnare l'amore.

Care Directioners e Beliebers,
non ho mai avuto la pretesa di essere un guru, un'esperta della vita, un modello per le generazioni future o stronzate di questo tipo. Ma dopo tre anni e tre mesi con la stessa persona, a costruire un rapporto assieme, a condividere ogni aspetto di me e della mia vita con lo stesso Lui, qualcosa dell'amore l'ho capito.
Mi si viene a dire che non conosco la devozione, il desiderio di condivisione, l'istinto di protezione nei confronti della persona che amo.
Mi si viene a dire che non posso capire, che non SO capire, dopo tre anni che lotto con me stessa e i miei limiti per diventare una persona migliore. Non per me, ma per lui.
Mi si viene a dire che non ho mai avuto un idolo e quindi devo solo starmene zitta. 
E forse questo è vero, non credo di aver mai avuto idoli - non ne ho mai sentito il bisogno. Ma anche io ho idealizzato una persona di cui non sapevo nulla, per sette anni gli ho regalato ogni palpito di cuore e ogni emozione senza capire che facevo del male a me stessa, sacrificavo la parte più preziosa di me per qualcuno che mai si era preso la briga di conoscermi; per qualcuno che IO non mi ero mai presa la briga di conoscere davvero.
Perché poi quando l'ho fatto ho scoperto che non mi piaceva poi così tanto, anzi... non mi piaceva per niente e nell'istante in cui l'ho realizzato mi sono tolta di dosso il peso che mi ha impedito di essere felice, di vivere un'adolescenza normale, di sentirmi libera di essere quello che ero perché schiacciata dall'ossessione di essere quello che lui avrebbe voluto io fossi.
Ora non sto a dirvi che i vostri idoli vogliono che voi siate qualcosa che non siete, specie perché non sanno neanche chi siete né hanno sentore della vostra esistenza. E no, il fatto che vi abbiamo mandato una foto su kik o dato il follow su Twitter non significa che siano vostri amici. Perché come l'amore anche l'amicizia richiede tempo e pazienza, dedizione. Non è frutto di un click online, non è conseguenza diretta di una foto, un abbraccio a un concerto o una menzione. È un'architettura delicatissima di intenzioni e desideri che si incontrano e realizzano vicendevolmente, una reazione chimica preziosa e dolorosamente fragile.
Quello che voglio dirvi è che non si ama un'idea così come si ama una persona. 
Un'idea è costruita, l'idea che voi avete dei vostri idoli è un'immagine di fantasia disegnata dalla vostra mente sulla base di qualcosa che magari neppure è stato scritto da chi credete di amare.
Una persona è carne, calore, odore. Presenza costante, non necessariamente fisica. Partecipazione, condivisione, incontro e scoperta. Scambio reciproco di umori, parole, pensieri, idee. 
Non si ama un'idea così come si ama una persona, non è fisicamente possibile proprio perché l'idea non è fisica. Non ti stringe la notte, un'idea, e non ti accarezza i capelli quando piangi. Non ti prepara il cappuccino la mattina anche se è in ritardo per andare a lezione, e non aspetta con te che tu prenda l'autobus quando invece deve andare nella direzione opposta.
E questo non significa che non rispetti l'ammirazione che avete per i vostri idoli, l'idolatria che riservate loro con una lealtà che potrebbe persino essere definita ammirevole se non sfociasse in un estremismo terrificante. Se voi rispettate me io rispetto voi, le regole per interagire con me sono semplici e lineari.
Ma se venite da me con l'idea di insegnarmi l'amore, allora non ci siamo.
Perché io amo, ogni giorno, nonostante a volte sia faticoso e faccia paura come nient'altro nella vita, e lo faccio con tutta la dignità e l'umiltà che mi è possibile avere a soli ventitré anni. Perché sono piccola, mi sono affacciata alla vita da poco e delle mie smusate porto ancora le cicatrici e so di avere ancora molto da imparare. 
Insultatemi, piuttosto, ma non venite a dirmi che io dell'amore non so niente.

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante: YAOI, mon amour!

Oggi mi voglio particolarmente male. Di fatti, svegliata presto presto e abbandonato il tepore del piumone per gozzovigliare in pigiama, dopo aver tradotto da brava subber l'ennesima puntata dell'ennesimo telefilm, mi sono addentrata nei meandri macabri dell'Efp, sezione Artisti musicali, alla ricerca di perle stupendevoli delle quali narrarvi le vicende e le alte qualità artistiche che meriterebbero un Nobel per la Letteratura. Altroché Marquez, insomma. Ve la faccio breve e sarò sincera, la mia natura masochista ha preso il sopravvento ed eccoci qui, gente. 
Un capitolo particolarmente interessante, da leggere senza alcuna ironia e tanto apprezzamento (seh), è quello delle YAOI, termine che si rifà ad un tipo di manga che rappresenta relazioni omosessuali ma ampliato anche al campo delle fanfiction e che, pare, vada di moda in maniera micidiale negli ultimi tempi. Io, ancora, devo capire la foga e la delizia del leggere scene porno senza la minima trama – come è pieno il sito. Ma non perdiamo il filo del discorso, che ho delle piccole meraviglie di cui farvi gioire come un gol di Balotelli agli Europei. 
A quanto pare, gli One Direction non sono semplicemente un gruppo che salva vite altrui (e che siano le fan o i bambini ghanesi per le directioners non fa differenza) ma sono anche un covo di bimbi perversi e dannatamente gay. Tutti, non se ne salva nessuno! Roba che soltanto ad un gay pride sarebbero riusciti a metterne cinque tutti insieme, oh. Simon Cowell, da bel volpone con gli occhi a forma di dollari, deve averli scelti per le loro misure e qualità sotto le lenzuola (ho gli urti di vomito), piuttosto che per le loro candide vocine da cantanti castrati del Seicento.
Qui si potrebbe aprire una piccolissima parentesi sul fatto che prima le sclerate (al secolo #LeTemutissimeDirectioners - famoglielo credere) si incazzano con chi li definisce gay per prenderle in giro e poi siano loro stesse a farsi pulsare le vagy e sbavare sui pisy dei mostriciattoli scrivendo storielle pervy mlmlmlml (che starebbe per “much love” ma per loro è un verso da godimento. Bah, se fossi un ragazzo e la mia morosa facesse questi versi la lancerei fuori dal letto in zerodue, ma vabbe') che vorrei non aver letto mai. Ma non l'apriremo, siamo qui per emozionarci con queste delizie.
Tale Boy Directioner (che non sa l'inglese ma ci prova lo stesso, visto il nickname) ha la fissa per le Zniam, termine di cui avrei fatto a meno di conoscere il senso, ma tant'è, sono qui a condividerlo con voi e schifarvi: si tratta di un threesome – rapporti sessuali a tre – con protagonisti questi tre cosi qua: uno (Liam Payne, che non ha ancora la barba e dubito inzuppi il biscottino nel latte la mattina. Al massimo, beve due succhi di frutta al giorno), due (lo stesso dicasi per Niall Horan, il bambino delle scatole della Kinder. Forse è questo il collegamento diretto con Flora!), tre (Zayn Malik, aka #IlPakistano che secondo le directioners spaccia e fa quanto di peggio, ma con ammmore, è chiaro!). Ora, a me non farebbero sesso neanche se pagassero a suon di lingotti d'oro e Pan di Stelle, ma, ripetiamo, ognuno ha i suoi gusti e, aggiungo io, le sue perversioni. Se ti attizzano questi tre tizzoni poco ardenti, fatti tuoi, insomma. Ma al caro nostro ragazzo directioner non solo arrapano un po', pare esserne così ossessionato da averci scritto una serie di storielle molto mlmlmlmlmlmlml e pervy a bestia.
Nella prima, Sex in the room 406, i nostri tre eroini sono bloccati in ascensore, le luci si spengono e... Tadan! Niall, il numero due – per capirsi –, si avventa sul pisy dei cari amichetti che, all'inizio fingono di non essere interessati, ma poi appena le porte si riaprono non vedono l'ora di sperimentare nuove tecniche appena lette sul primo libro mai acquistato. No, non certo il Kamasutra, avranno guardato al massimo le figure di Topolino. Ma, dicevamo, usciti dall'ascensore, numero uno e due non perdono tempo: si sbaciucchiano con saliva colante sulle mascelle e si sbattono a vicenda su porte, pareti e quant'altro (chissà perché nei corridoi degli hotel non passa mai nessuno quando succedono queste scene da pornazzo di serie b), fino ad arrivare in camera e continuare il lavoro iniziato, perché, dice Liam, “se il lavoro lo inizi devi anche finirlo”. Beh, ci sembra giusta come logica. 
Vi starete chiedendo che cosa faccia il terzo, cari lettori. Ecco, invece che reggere il moccolo o levarsi da tre passi lasciando i due a giocare coi pisy altrui, Zayn pensa bene di spogliarsi e trastullarsi allegramente, un po' incazzatello anche. Insomma, Niall, lo assalti in ascensore e poi lo molli per quel cosetto senza barba e con faccia alla Dawson Leery. Nun se fa! Adesso, tenetevi pronti, e, se deboli di cuore o soggetti a gastrite acuta, vi prego di non continuare. La scena che sto per copiare potrebbe esservi fatale. 

Tutti quei rumori dei baci, del succhiamento, a Zayn provocano e più la voglia di toccarsi, li sotto. Non c'è la faceva più. Si morse il labbro e s'abbassò i boxer e spuntò l'erezione. I due, increduli, guardarono lo spettacolo eccitante. Il moro, ad occhi chiusi, si masturbò con dei gesti lenti fino ad aumentare il ritmo... Ma sentì delle labbra che cominciarono ad pompare, il pakistano non diede tanta importanza a chi era. L'anonimo, cominciò salire e a lasciare baci umidi sul torace, fino ad arrivare al collo dove lasciò migliaia di baci e più sopra due labbra calde rosee erano lì ad aspettare, il bacio. Be' dopo pochi minuti erano già state baciate. E intanto sotto se ne già stava lavorando uno. Cosa voleva di più, Zayn? Non gli mancava proprio nessuno, era già alle stelle.

Tralasciando l'italiano approssimativo (ed è fargli un complimento) con il quale il nostro Boy Directioner si esprime (vedasi “succhiamento”, nel quale non so che parole stia mischiando, e vari obbrobri grammaticali da far vomitare – stile L'esorcista – anche i più forti di stomaco), non apprezzate l'alta tensione con la quale arriviamo passo dopo passo a questo rapporto che si consuma in 0,3 secondi? Ma, come dice Ligabue, il meglio deve ancora venire ed è proprio su quest'ultima parola che non mi esprimerò ulteriormente.
Liam, “il cucciolo indifeso”, dice il nostro autore (che suppongo sia una pischella dodicenne che crede di ottenere più recensioni fingendo di aver un pisy e, visto Fierb, può essere ci riesca e abbia ragione), mentre succhia il capezzolo destro (dettaglio fondamentale, eh, perché sul sinistro c'è Niall) di Zayn(O), si fa una lista mentale che, se non mi provocasse attacchi di ansia e panico, farebbe morire dal ridere:

1- Baciare Niall [Fatto]
2- Stimolare i Capezzoli [Fatto]
3- Leccarglielo [ Da fare], infatti c'era il moro
4- Penetrarlo [ Da Fare]

Giustamente, mentre sei sopra ad un tizio riconosciuto per essere violento e ad un Cicciobello senza arte né parte, tu pensi che fare sesso equivalga ad una ricetta di Benedetta Parodi e ti domandi quali siano gli ingredienti che mancano per completare il piatto, mi sembra ovvio. CELO, CELO, MIMA, MIMA. Liam, se serve ho un doppione di Totti e te lo passo volentieri, eh.
Mentre il nostro autore ci informa che i peli pubici di Liam solleticano il naso di Niall (non ho capito se fosse una battuta e dovessi leggerci dietro qualcosa di ancora più porco di quello che c'è già, cari lettori, e mi astengo dal provarci), quest'ultimo pare essere la vittima sacrificale degli altri due maniaci sessuali predatori, che, all'inizio se lo tiravano alquanto e, entrati nella suite, da tizi che non hanno mai avuto un rapporto omosessuale (e, azzardo io, anche con delle donne, visto che neanche hanno la barba e fino a ieri giocavano con Action Man), si trasformano in Rocco Siffredi e Franco Trentalance e legano il Leprecauno (no, non lo so e non lo voglio sapere il motivo per il quale è chiamato così. Spero abbia a che fare con l'Irlanda solamente) fino a che... “Finalmente Niall aveva completato la sua missione: un Threesome”. Dai, Niall, complimenti, puoi ritirare il mongolino d'oro nel paese del Non-Tornare-Mai-Più accompagnato dai tuoi compagni di... ehm, giochi?
Possiamo solo aggiungere MISSION ACCOMPLISHED e sparare nel cielo due fuochi d'artificio mentre tutti insieme ci dilettiamo in un trenino di Capodanno al suon di Brigitte Bardò Bardò!
Ah, quasi dimenticavo. Dopo un pornazzo che non so come faccia a far pulsare le vagy delle nostre dodicenni lettrici, il caro Boy Directioner, dopo il bis, conclude la sua storiella con le dichiarazioni d'amore dei tre. Eh, sì, gente, avevate dubbi che non si amassero? In fondo, Niall doveva portare a termine la missione, ma sempre con ammmmore, eh!
Visto che le sventure non vengono mai sole, ecco che compare il terzo capitolo (eh, no, il secondo lo metto più sotto perché c'è la sorpresa che non vi aspettate). Daddy!Zniam, questo il titolo in un arabo che sicuramente anche un iracheno non capirebbe (di fatti, Chrome mi informa che non riesce a tradurlo in italiano), fusione e intruglio di corpi dei pischelli di cui sopra, i nostri, invece che continuare a guardare Toy Story, pensano bene di giocare a rinculino allegramente, ça va sans dire.

«Allora, vuoi il bel cazzone del tuo Daddy nel bel fondoschiena?» sussurrò, Zayn, senza scrupoli, sensualmente. Il più giovane, annuì, lo voleva assolutamente, ma di questo ne era certo. «Oppure vuoi quello di Daddy Leeyum?» questa era la provocazione di Malik, ma per Horan era peggio di un'abbuffata di Nando's.

Ebbene sì, fingono di essere una famigliola felice, in cui Liam e Zayn sono i genitori e Niall il bimbo da seviziare brutalmente. Io non so in che famiglia sia cresciuto questo qua e non lo voglio sapere, ma se fossi nella madre farei una chiamata ad uno psichiatra – di quelli bravi, però – e lo farei internare. Ma la parte migliore (non sono ironica, questa è divertente sul serio), si ha quando, nell'apice del momento, Liam, stanco dalla lunga cavalcata delle valchirie, urla “«Cambio! Son esausto!” neanche fosse sulle macchinine a scontro e un colpo di frusta l'avesse distrutto. Voi non potete capire quanto stia ridendo da sola di fronte allo schermo. Se uno pensava di essere la Parodi, qui abbiamo uno staffettista che neanche riesce ad arrivare al prossimo runner e molla la presa. In tutti i sensi.
Il tutto si conclude con i due che ci danno dentro, CONTEMPORANEAMENTE!, lo vorrei sottolineare, con il povero Niall, neanche fosse una bambola gonfiabile in mano a due imberbi tredicenni alle prese con le prime sperimentazioni sessuali. Oh, ma lui gode, eh. Questo il nostro directioner tiene a precisarlo. Io ho i miei dubbi, ma se lo dice lui ci sta, no?
Ed eccoci alla crème de la crème, al bocconcino più dolce, all'ultimo pezzo della torta che, si sa, è sempre il più buono. Rullino i tamburi, squillino le trombe, si inchino i plebei, signori e signore, qui abbiamo un ospite! Niente popò di meno che... Justin Bieber. Eh, sempre lui.
Jzialliam (non chiedete, ve ne prego) è l'apoteosi del trash pornazzaro, in cui ci si dà il cambio (quello è il marchio di fabbrica), si lecca, ciuccia e morde come neanche alla sagra del tortello di Scarperia, ci si struscia i pisy e si geme (in modo “femminile”, ci dicono dalla regia) come se non ci fosse un domani. Visto che sono in vena di gentilezza, vi risparmio le sconcerie – che tanto le avete già lette sopra e poco cambia – lasciandovi il finale di quest'avvincente fyccina a rating rossissimo:

Alla fine accesero la luce, ed beati si stesero sul letto... «Uh, certo che ci siamo dati da fare, eh?» fece il castano asciugandosi la fronte, piena di sudore, con il braccio. Loro risero, «Be', Niall é stato spaccato in due» aggiunse Malik, ridendo «Hey!- Esclamò il biondino- sono ancora intatto» disse toccandosi «Allora, Niall, chi è stato quello migliore a venire?» chiese, Justin, interessato « Be' credo che sia stato... Zayn, si, Zayn» Be', a Malik, gli comparve un grande sorriso ed era soddisfatto. Nonostante tutto questo ritornarono a dormire felicemente, sognando tutto l'accaduto.

Insomma, si fa sempre il riepilogo, dopo una lunga giornata, e si tirano le somme, sognando felici ciò che si è messo in pratica! Imparate da loro.
Dopo tutto ciò, a parte l'aver scoperto che il fandom degli One Direction su Efp imperversa di fanfiction YAOI piene di scene porche che più porche non si può, mi prendo la libertà di parlarvi di questa ciofeca che neanche Moccia avrebbe potuto scrivere nei peggiori momenti in cui spremeva le meningi sulla tazza del water, tra uno Scusa ma ti chiamo amore e uno Scusa ma c'ho bisogno di copulare. Ci sono questi cinque (sempre loro, sì, peggio di Equitalia) e una tizia innominata che, al grido di “vogliamo fare un gioco??? […] 1° regola non si esagera MAI! […]” (in un grassetto quanto meno fastidioso, per me che al momento porto gli occhiali e gradirei non sforzare ulteriormente la vista, già precaria e sull'orlo del suicidio dopo aver aperto certi link) si dedicano anima, cuore, una vagy e cinque pisy all'orgia che “sarà la più bella della storia” (bah, ognuno avrà anche i suoi gusti, ma qui rasentiamo l'orrido e anche Dario Argento si è voltato per dar di stomaco).

Era arrivato il mio turno , Niall prese ad accarezzarmi l’interno coscia , iniziò a baciarmi il ventre , fino a ritrovarsi con la lingua dentro alla mia  intimità  che “accarezzava” dolcemente  . Prese a succhiarmi avidamente il clitoride  facendomi gemere come mai . Intanto Liam se la stava spassando con i miei capezzoli , fino a che non ebbe la  brillante idea di mettersi  su di me creando una spagnola . Louis venne dentro Zayn e si unirono a noi  cosa che fece anche Harry dopo essersi finito di fare quella sega sullo spettacolo che aveva d’avanti . Mi fecero mettere a 90 , Harry spingeva da sotto , Niall mi inculava  , Zayn e Louis si divertivano con il mio seno e Liam si godeva uno stupendo pompino fatto dalla sottoscritta .  Giusto per farmi impazzire ancora di più presero un vibratore e  lo infilarono nella mia intimità  creando una doppia penetrazione . quel giocattolo stava facendo miracoli  massaggiava ed era gradevolissimo , mai quanto l’erezione di Harry che ospitavo  , le sue spinte mi mandavano i estasi .

Precisando che gli orrori grammaticali (TE POSSINO!) sono tutti dell'autrice – che è una pulsatrice di vagy a tradimento e noi tutti lo sappiamo –, quello che verrà ribattezzato da Niall – il Leprecauno, per intenderci – come “IL MIGLIOR SESSO DELLA MIA VITA”, si conclude con sei persone – SEI, dico SEI, gente – che “sincronizzati venimmo tutti contemporaneamente”. Qualcosa che neanche gli svizzeri, con tutto l'impegno del mondo, riescono a fare, riesce ai cinque mocciosi inglesi e alla loro scopamica. Qui ci sarebbe da far partire l'applauso, ma sto ancora fissando quello sgorbio che ho incollato qui sopra. Non so se ridere, perché le adolescenti (o sarebbe meglio dire, bambine di dieci-dodici anni?) credono che per fare sesso occorra prendere il numerino della Coop e aspettare diligentemente in fila come alla posta, oppure piangere e prenotare un'isterectomia d'urgenza e porre fine alle sofferenze future che non voglio soffrire. Nel dubbio, chiudo. 

(volete le prove che questa fic siano davvero seguite e considerate capolavori della letteratura? 1, 2, 3 e 4. E, badate bene, queste sono sole alcune recensioni ricevute dal nostro directioner preferito). 

Qui il link sull'Efp ai porno amatoriali del Boy Directioner. 
Qui il link dell'altra perla rara dal titolo Love, sex, durex (e, precisiamo, neanche un preservativo viene usato. Che li usino per i gavettoni?).

sabato 23 marzo 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante, parte II: quando vieni rapita e limoni selvaggiamente con un assassino.

Capita che quando ti rapiscano, l'unica cosa sensata che ti passi per la mente sia di flirtare non tanto velatamente col tuo aggressore e perda del prezioso tempo vitale nello sbavare osservandolo mentre guida e fuma, nonostante tu l'abbia già definito psicopatico, bipolare e pazzo (tu guardi troppo Criminal Minds, cara autrice, fattelo dire): "era abbastanza carino, anche quando fumava. La sua mascella era serrata ed era sexy. Iniziai a contare le minuscole lentiggini che aveva sul collo. Arrivai a quattro quando lui sospirò in frustrazione scattando la testa verso di me".
E, capita anche che, quando dica di volerti portare a casa sua, tu non ribatta niente. In fondo, sei solo stata rapita e probabilmente morirai in breve tempo, dopo magari essere stata violentata, ma, ragazzi, almeno lui era carino. Mica poco, insomma. Lo potrai far incidere sulla lapide: #TamarroDiPeriferia, che mi ha rapita, vuole probabilmente violentarmi e poi uccidermi, era belloccio e due bottarelle gliele davo più che volentieri". Mi sembra uno scambio alla pari, dai. Ci stiamo.
Andando oltre nell'avvincente narrazione, la fiammiferaia volubile ci informa che "mi imbarazzai quando il mio sedere strusciò sulla pelle del sedile facendo un rumore che sembrava una puzzetta". Perché quelle sono le cose di cui preoccuparsi qualche attimo prima di essere aperta come in un sala autoptica e tagliata a pezzettini per essere usati come cibo per le nutrie dell'Arno, ovvio. Sarà che noi comuni mortali, se venissimo rapiti, urleremmo, ci dibatteremmo come anguille nella rete e di sicuro non scoreggeremmo soltanto - chi non se la farebbe in mano? - ma di sicuro non ci scuseremmo se olezzassimo la preziosa auto del losco individuo.
In pratica, lui è uno gnocco tamarro che uccide la gente e lei una cretina che scoreggia prima di cagarsi in mano. Una coppia niente male, no? Così come è niente male l'ammissione di lui: “Non mi piace la musica”. Ecco perché la stupri, dico io, ecco la soluzione.
Arrivati a casa, sbucano fuori frotte di pischelli come neanche al concerto degli 1D. Forse. Individuiamo: 1) una tizia che, ci viene precisato essere stupenda, bellissima e meravigliosa (avevate dubbi? Quando mai un ragazzo o una ragazza in una fanfiction sono orribili cessi a pedali che neanche dopo anni passati a stretto contatto con Louise Roe possono definirsi meravigliosi? Solo lei, e infatti le directioners la snobbano), sbuca da una porta e scompare di nuovo tipo Samara di The Ring (e suppongo essere la scopa-amica di turno, perché, si sa, quella c'è sempre e comunque coi bad boys); 2) un tale Bruce (che saluta il nostro #TamarroDiPeriferia con un “Yo, Justin!”, a riconferma che siamo finiti nel Jersie Shore coattaro de noantri. Ps: nel capitolo 16 indovinate che programma stanno guardando i nostri in TV? Risposta esatta); 3) un Mike che si esprime in un italiano stentato e analfabeta (“Il barbona stava implorando per la sua vita quando Justin l’ha messo in ginocchia, una Silver puntata alla sua testa”. Certo, tutto chiaro, Mike. Shhh, non ci pensare, povero caro, dormi); poi altri tizi senza nome, senza senso e di cui non ce ne può fregar di meno.
Oltre a questi mostriciattoli bellissimi – tutti belli belli belli! -, nell'interessante chiacchierata tra idioti quindicenni che vivono in una magione e non se ne capisce il modo, né i motivi, né come facciano a campare (spacciano caramelle? Contrabbandano figurine Panini? Mah, non l'abbiamo ancora scoperto), il mitico Justin mostra di avere un'opinione molto alta della cara Kelsey: “Quella è pazza […] E’ fastidiosa”. Ecco, appunto. Questo, di sicuro, azzardiamo con un briciolo di fantasia (non ce ne vuole poi molta, dopotutto), non lo fermerà dallo sbatterla su tutte le superfici verticali e orizzontali presenti nel villone di Beckham in cui pare viva.
Anyway, Justin il tamarro, dopo essersi ampiamente divertito con la scopa-amica di cui non ricordo il nome, prende in braccio Kelsey, che dorme sul pavimento (ma, dico io, non usa più comprare le cucce per i propri cani? Stiamo diventando davvero insensibili a questo mondo, ma insomma!), e si accorge che è bellissima. E certo, mica puoi rapire Ugly Betty e poi magari farci pure un pensierino. Meglio, insomma, prendersi una suora fighissima che ti arrapa e con un culo sexy (cioè? Tipo quello di una ballerina nel sambodromo? Non si sa, non chiediamo e lasciamo spazio all'immaginazione, tanto l'autrice ne ha per tutti). A riconferma che la fiammiferaia Kelsey è una capra imbecille sta il fatto che mentre lui le dà della stronza, con solo un occhiolino (ha un tic nervoso, poraccio) riesce a causare “un’eruzione di farfalle nello stomaco”. Ora, a parte che l'avevo predetto nel post precedente, volete scendere con noi nel cratere dal quale zampillano farfalle? Seguiteci nella prossima puntata di Kazzenger!
E, per non farci mancare mai niente, l'idiota, aka Kelsey #LaRitardata, chiede come sia arrivata dal pavimento al letto. E se ti prende per il culo pure biberon, forse è il caso che tu apra Wikipedia e cerchi soluzioni che pongano fine alla tua miserevole vita. Ma arriviamo all'apice del capitolo sette, la scoperta che “sei come un dito nel culo.” Oh, Bieber, la mia opinione nei tuoi confronti cresce sempre più, sai? Se non fosse che poi me la fai cambiare dopo qualche istante. Perché, volete sapere? Perché la riporta a casa senza ucciderla e vuole pure rivederla, come due normali adolescenti – o bambini? Ancora non sappiamo se ancora hanno il pannolino e fanno i ruttini dopo pranzo – non certo come uno che uccide per divertimento, spaccia chupa-chups e stupra a casaccio e una che da suora dei nostri coglioni diventerà sicuramente la miglior pompinara della tangenziale. Oh, dai, ti hanno rapita, hai assistito ad un omicidio, hai dormito sul parquet di una camera da letto di una casa di solo-Gesù-sa-di-chi-sia, flirti con uno psicopatico che si crede Al Capone a dodici anni e mezzo e quando ti chiede il numero di cellulare che fai? “Digitai i numeri del mio telefono e glielo porsi nuovamente”. Ma vaffanculo, Kelsey, te lo dico dal profondo del cuore.
Se volevamo un'ulteriore prova che nelle fanfiction i genitori o non esistono, o sono degli idioti colossali (vedasi la mamma di Bo), l'abbiamo qui. Questi due cerebrolesi, dopo aver passato la notte a aspettare la figlia (fare una chiamata costa troppo, hanno la Vodafone e gli pippa i soldi, oppure sono tirchi come neanche un mio amico che non beve il caffè dopo pranzo all'uni per non spendere 65 centesimi. E comunque non è passato nella loro anticamera del cervello il 911? No, eh? In fondo t'è scomparsa solo la figlia, cosa vuoi che sia!), che fanno? La mettono in punizione per una settimana. Mi sembra una cosa sensata, a voi? Ad ogni modo, tempo un'ora, tutta emozionata riceve un messaggio dal rapitore, aka #LoStalkerTamarro, che si è appostato sotto casa sua, con tanto di macchinina nuova e super accessoriata (il mio allarme urla a gran voce: TAMARRO! TAMARRO! TAMARRO! TAMARRO! TAMARRO!), che è venuto a portarla a cena fuori e, giustamente, per quale motivo non accettare? Forse perché sei in punizione? Forse perché è un assassino psicopatico dodicenne che canta canzoni da vomito e si crede Michael Jackson tornato in Terra solo perché ha stuoli di bimbeminkia che si tagliano i polsi perché si fa le canne? Forse, eh. Le mie sono solo ipotesi. E infatti la nostra prende, va al ristorante con questo avanzo di galera – o dovremmo dire riformatorio? - e si mangia i bastoncini di pollo con le patatine fritte (al ristorante, ripeto, non dal McDonald's). Parentesi: cosa cazzo ridi, biberon? Ti vuoi strafogare un cheeseburger, eh, mica una bistecca alla fiorentina. Fine parentesi.
Si sa, le bimbeminkia sono tutte uguali, usano le stesse frasi, offendono allo stesso modo, strillano per i propri idoli (senti i conati di vomito arrivare) e sono tutte piccole assatanate allo stesso modo. Scommetto che la prossima sarà una scena copiata e rivista in varie fanfiction o tweet osceni:

Muovendo le mie mani su e giù per il mio corpo, mi sentii arrossire le guance al pensiero delle mani di Justin che accarezzavano il mio corpo. Mi sembrava come se le mie mani fossero le sue. Mordendomi il labbro inferiore, spostai le mani a strofinare delicatamente il mio collo dove immaginai Justin che lasciava baci su ogni centimetro.
Sussurrai un gemito all’immagine così reale nella mia mente … come se stesse succedendo.
I miei occhi si spalancarono. Mi guardai intorno notando che ero nella doccia, da sola e non c’era nessun Justin nei dintorni.
Che diavolo era successo?
Stavi facendo sesso con Justin nei tuoi pensieri.

Quella in corsivo è la voce interiore, eh. Tipo quella della piccola e idiota Ana delle Sfumature di sta ceppa, per intendersi. Lo so, lo so, vi sono vicina, cari lettori. È un momento duro per tutti quanti.
Giustamente per non farsi mancare mai niente il nostro tamarro viene pugnalato con un coltellaccio, ma, è ovvio!, non può andare all'ospedale e allora va dalla crocerossina demente che, a tredici anni suonati, cuce e cura le persone come neanche Meredith Grey nei momenti migliori. Quando uno ha un dono, si vede, eh! Ma qui arriva il clou. Kelsey si abbassa sulle ginocchia per curare il malato e... Bubu settete! “Realizzai che ero praticamente faccia a faccia con il suo pacco”: solo io mi sono immaginata la busta uno, la due e la trè di Mike Bongiorno o il pacco numero 6 del Molise? Scavicchi ma non apra, Kelsey! 
Io non so se questi ci sono, se ci fanno o semplicemente abbiano subito una mancanza di ossigeno al cervello in tenera età e quindi non riescano a ragionare. Però sembrano dei coglioni ambulanti.  Sai che novità, direte voi. E avete ragione, piena ragione. Nel bel mezzo di una conversazione che va avanti a “sei vergine”, “che ti frega!”, “se non sei vergine, provamelo” (tipo con una visita ginecologica? Vuoi giocare al dottore e alla paziente, Justin?), “no, no” (ma pensa al sì), questo qua se ne esce con frasi del tipo “devo conoscere le ragazze di cui mi sto occupando”. Mah, quindi era vero che lei è il cane senza cuccia e lui fa il dog-sitter? Io non capisco. Ma attendete qualche istante e...

Si allungò premendo le sue labbra sulle mie prima che io avessi la possibilità di allontanarlo. 
Le farfalle svolazzavano nel mio stomaco. Ci stetti un secondo prima che il mio cervello iniziò a elaborare cosa stavo facendo. Avvolgendo i miei braccia attorno al suo collo, lo spinsi più vicino a me --se era possibile. 
L’adrenalina scorreva nelle mie vene facendo scintille. 
Spinse se stesso contro di me mentre afferrò i miei fianchi con il palmo di entrambi le mani per poi stringerli; le sue dita scavarono nella mia pelle nel momento in cui iniziò a mordicchiare il mio labbro inferiore con i suoi denti. 
Gemetti nel bacio, facendo scorrere le mie dita nei suoi capelli. 
Facendo scorrere le sue mani sulla mia schiena, mi strinse per un po’ prima che le sue mani cascarono sul mio culo. Stringendolo, mi fece sussultare lasciando accesso alla sua lingua di entrate nella mia bocca. Le nostre lingue iniziarono una lotta per la dominanza mentre io gemetti tirando gentilmente i suoi capelli.
Spinse se stesso contro me più forte, le sue mani erano fermamente sul mio culo. Interruppe il bacio per un secondo prima di ritornare sulle mie labbra dove la sua lingua trovò di nuovo una via per entrare nella mia bocca. 
Sapeva di menta e fumo, una strana ma attraente combinazione.
Non avevo notato che le sue mani avevano iniziato a viaggiare all’interno dei miei pantaloni fino quando non sentii le sue mani fredde spremermi una chiappa.
Sorrise maliziosamente. Rompendo il bacio con uno schiocco, appoggiò la sua fronte contro la mia. “Mi correggo.” Sussurrò sensualmente riferendosi alla discussione di pochi minuti fa sorridendo. Senza fiato, strofinò la sua testa nella conca del mio collo dove iniziò a succhiare, mordere e leccare la carne facendomi andare in un altro mondo. 
Spinsi la sua testa più profondamente mentre accarezzai la sua nuca con le mie dita, giocando e tirando i suoi capelli. Gemette.

A parte che non so come si faccia a scavare con le dita nella pelle a meno di non essere Edward Mani di Forbice, questa prende e si lascia baciare come niente fosse dal primo bad boy che le passa davanti. Come se niente fosse. Cosa vuoi che sia, dai, come sono bigotta certe volte, eh. Non me ne capito io stessa! Vogliamo poi parlare del fatto che questo le infila le mani ovunque e lei non se ne accorge? Cos'è, sei fatta di gelatina e non capisci? Dio, che lobotomizzata. Tutti gemono allegramente e nell'apice del momento, mentre lei sicuro sta per lanciargliela in faccia come fosse un coriandolo a Carnevale, arriva la mamma. Che orecchio, oh. L'ha sentita contorcersi e salivare a tutto fuoco dalla camera da letto? Mah. Nel cuore della notte, i genitori se ne vanno in Chiesa – forse anche io pregherei se avessi una figlia degenere e idiota così – e la nostra rimane sola con il gran baciatore che è Justin. ALLARME ROSSO: CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ CLICHÉ! Fanfiction così piene di cliché da farti venir voglia di prendere a craniate lo schermo del PC e neanche Moccia arriverebbe a tanto.

Avvicinandosi tolse il ciuffo dalla mia faccia, le sue dita tracciarono la forma del mio volto prima di muoversi verso le mie labbra. Avvicinandosi sempre di più, chiuse i suoi occhi, le sue labbra erano solo a pochi centimetri dalle mie fino a che Justin non premette le sue contro le mie.
Una sensazione indescrivibile gonfiò il mio cuore mentre avvicinai la sua faccia verso la mia, il mio palmo premuto contro la sua guancia calda mentre mi avvicinai al suo corpo.
Spostando la sua testa dall’altro lato senza rimuovere le sue labbra dalle mie, si avvicinò a me. Il suo corpo sopra di me mentre le sue labbra continuavo a baciare le mie. Le sue mani erano posate gentilmente sui lati del mio collo, il suo pollice carezzata la mia mascella. 
Separò le sue labbra dalle mie così che entrambi potevamo prendere aria. Justin appoggiò la sua fronte contro la mia prima di picchiettare le mie labbra per poi far scendere la sua testa nella conca formata dal mio collo e la mia spalla. 
Sussultai nel momento in cui le sue labbra carnose incontrarono la mia pelle calda, mandandomi in un’altra galassia. Chiudendo gli occhi, aprii leggermente la mia bocca, avvolgendo le braccia intorno al suo collo. 
Diede un colpetto con la lingua sul punto che aveva baciato pochi secondi prima, aprì la bocca e succhiò facendomi gemere. 
Sorridendo contro la mia pelle, succhiò ancora più forte, leccando lentamente la pelle morbida, baciandola un’ultima volta prima di lasciare baci lungo il mio collo fino all’altro lato, baciando lo stesso punto più di una volta fino a che non trovò il punto esatto che mi fece gemere un’altra volta. 

Sarà che ho quasi ventiquattro anni – Gosh, sono vecchia –, sarà che io da pischella non limonavo coi poster appesi alle pareti (anche perché non li avevo), ma... Boh. Questa mentecatta ha appena dato il suo primo bacio – si suppone, visto la vita da clausura che conduceva fino al giorno prima – e adesso si struscia come neanche Cicciolina. Le cose sono due: o ha un talento naturale, o ha letto troppe ficcyne. La risposta nella prossima puntata: KAZZENGER! (la mia socia Chiù insegna).

Qui il link (dal 6 al 16) sull'Efp.

sabato 16 marzo 2013

Di fanfiction, grammatiche stuprate e fantasia latitante, parte I: quando il fiammifero ti brucia le dita. E il cervello.

Tadan! Se Dark è la storia più letta e seguita sugli/sui (perdonatemi, ancora non ho ben chiaro quale articolo devo usare. Perché l'italiano suggerisce, giustamente, “sugli”, visto che ciò che segue è un nome plurale, inglese ok, ma che inizia per vocale, ma le directioners insistono con “sui”. Ma d'altronde, chi le ascolta e prende per buono tutto quello che dicono? Ecco, who cares?, insomma) One Direction, per contro, abbiamo l'equivalente sul biberon più famoso del pianeta. No, non l'ultimo modello della Chicco, ci spiace mamme all'ascolto, ma Justin Bieber, lo Shakespeare dei poveri proveniente dal Canada e, dico io, era meglio se ci restava. Sto parlando di Danger, che già il nome ti scoraggia dall'aprire la storia (?). Insomma, i presupposti ci sono, è su Bieber, il rating è rosso (lettrici di 50 Sfumature di grigio, nero, rosso, voi non sapete quante siete porette a volervi far ribaltare come neanche i sedili di un auto in un drive-in degli anni '50 da Christian Grey e non da uno di questi qua, amatori folli e sbarazzini) ed è la più popolare del fandom. Lo ammetto, ma solo perché siete voi, ho francamente un po' di paura nel leggerla, ma ci si fa coraggio, don't worry.
Ecco, metto da parte la mia parte Grammar Nazi, ma non del tutto. Mi prudono già le mani perché ho già individuato ad una prima occhiata diversi orrori grammaticali, ma passiamoci sopra. Magari sono distrazioni da traduttrice inesperta. Eh, sì, folks, siamo di fronte ad un'altra traduzione.

Era Venerdì notte e ancora una volta, “grazie” alla mia noiosa vita, non avevo niente da fare se non guardare la televisione, stare al computer o controllare il mio cellulare numerose volte per vedere se qualcuno mi avesse scritto un messaggio -- nessuno l’aveva fatto.
Infastidita e irritata mi alzai e andai nella mia noiosa stanza, ancora una volta, con niente di meglio da fare.

Ebbene sì, il cliché della povera, piccola fiammiferaia che nessuno si fila e che “grazie” (che ci azzeccano le virgolette God only knows!) alla sua piccola, povera noiosa vita da adolescente rinchiusa in soffitta da mammà e papà si sente bistrattata dal mondo intero. Toh, che novità! Studiare e giocare con le Barbie richiedono troppo sforzo, per cui la nostra piccola pulzella cosa fa? Ella, povera cara, non può fare ciò che “le persone normali fanno”, perché i suoi genitori, a quanto pare, da Stalin e Hitler provetti quali sono, “se venivano a sapere che facevo cose che altri normali adolescenti facevano, sarei stata rinchiusa nella mia stanza per settimane (se non di più) in punizione e ciò significa niente televisione, computer o telefono”. Ora, c'è da domandarsi se i suoi genitori non siano gli ultimi di una stirpe di persone sane di cervello, che, osservato il profilo Twitter delle figlie e giudicato attentamente le amenità che vanno blaterando in giro, non abbiano ben pensato di far rinsavire le suddette a suon di ceffoni e sberle che farebbero impallidire Giovanna Mezzogiorno nell'Ultimo bacio. Ma, bon, sono solo dei perversi cristiani, dice la figlia, e non capiscono di cosa ha bisogno una bimbetta imberbe e quindi la sbatterebbero al muro come un tappeto persiano impolverato. Tzè, vecchi babbioni.
Dunque, dicevamo, invece che starsene in casa bella e brava a guardare la TV, ripassare per le interrogazioni o giocare con le bambole (tutte attività più proficue che fissare uno schermo quando sai che nessuno ti caga di striscio neanche se gliela lanci), la nostra cara innominata riceve un'illuminazione. D'un tratto, il cellulare morto fino a qualche istante prima, ha qualche spasmo di vita, lancia tre messaggi tutti identici da tre mittenti differenti. Udite, udite, topini: Cenerentola può andare al ballo, tutti sono ammessi. Preparatasi per la festa e diventata “sensuale” (così dice lei, oh, io non c'entro nulla!), ammesso che un paio di shorts e un top striminzito ti facciano sembrare tale, la nostra, in barba alla paura che i dittatori di cui sopra incutono, parte all'avventura. Ah, precisazione: dopo la doccia, si sente pulita. E, ci mancava solo che avessi la muffa e dovevamo disinfestarti. Ma, oibò, bando alle ciance. La festa del quartiere delle 23:30 non aspetta mica te, su, muoviti, lagnosa.
Non fa tre passi che, toh, il fratello minore, tale Denis, l'avverte di averla vista e lei cosa fa? Da piccola, annoiata, sola e disperata bambina qual è, decide di minacciarlo: “No se tu non vuoi che mamma e papà scoprino che guardi i porno”. Ecco. Cercate di trattenervi, siori e siore, che siamo solo a metà del primo capitolo. Lo so, se quelli scoprissero che è fuori la segherebbero in due, ma pensate se scoprissero che, invece che studiare, #LaPiccolaFiammiferaia si fuma le pagine dei libri coi fattoni della città. Personalmente, gliene suonerei il triplo rispetto a quelle che secondo lei merita Denis, aka #IlSegaiolo. Ma, ecco che arriva alla famosa festa di cui l'autrice si prodiga nel dirci che “tutte le persone -conoscenti o meno- si stavano già divertendo ballando, cantando, ridendo, bevendo e la maggior parte fumando”. Oh, che vi avevo detto sui fattoni?
Kelsey, detta Kels, la protagonista pare si chiami così (sempre meglio di Bo, eh), si attacca alla prima bottiglia di birra che le danno e, da alcolista anonima mancata, la tracanna in un solo sorso. Beh, niente male per una suora di clausura. Bon, mentre era attaccata alla bottiglia peggio di Bersani in un pub a scrivere programmi elettorali, sbuca un tizio, occhi color caramello (eh, sì, hai letto le 50 sfumature di cui sopra e io ancora mi chiedo che minchia di colore sia e se sia sano mentalmente chi scrive queste scemenze, ma vabbe', deliri miei), con gli occhiali da sole (ad una festa di notte. Hello? AD UNA FESTA DI NOTTE, ALLE 23:30, CON GLI OCCHIALI DA SOLE), che solo per questo particolare ti dovrebbe venire voglia di urlargli nel muso un “A' tamarro!” con tanto di sguardo schifato, e lei non solo non strepita, ma rimane folgorata come San Paolo sulla via di Damasco: lui se ne esce con un “Ben fatto, piccola” - manco fosse uno zio alla nipote che ha spento d'un soffio le candeline sulla torta –, le fa l'occhiolino e la ammutolisce. Ecco, #LaPiccolaFiammiferaia ha preso fuoco. Mentre questa sbava, interviene l'amica Carly – oh, i nomi sembrano copiati dal Jersey Shore a casaccio e forse, visto il tizio con gli occhiali da sole la sera, è proprio così – e le rivela che... Attimo di sospensione, musica in crescendo e ansia che ti avvolge. “Quello è Danger. E’ il ragazzo più discusso qui in città. Ha fatto così tante stronzate che nessuno sarebbe in grado di immaginare. E' il capo dei Bulls Pack, la gang”. “Stigrancazzi!” avrebbe dovuto risponderle, se ci fosse col capo, e invece l'unica cosa che pensa è che il suo stomaco, saputo di aver appena sbavato inconsciamente sul capo della banda che governa la città – a sedici anni? Neanche Al Capone era arrivato a tanto, complimenti Danger – si intreccia. Mah, non l'ho capito. E qui si conclude il primo atto di quella che, già me lo sento, sarà la tormentata storia d'amore e sesso sfrenato, con copule astronomiche e doti non tanto nascoste del piccolo bullo di periferia, della brava ragazza che viene traviata dal bad boy di turno. Vi avverto, se nei prossimi trovo qualche pistola o gira droga tra dodicenni scoppio in una risata così fragorosa che mi sentirà anche l'autrice originaria in America o dove caspita sta. Io, al posto suo, mi nasconderei, by the way.
Il secondo capitolo si apre con la nostra fiammiferaia che pare sia rinsavita, dall'attimo di paresi e intorpidimento che l'aveva colta alla vista del boss Pericolo e si caga in mano. Preda di un raptus psicolabile, inizia a girarsi come un'ossessa, impaurita che il piccolo criminale la agguanti all'improvviso per sgozzarla. Così, alla qualunque, e perché gli va, in fondo, dice Carly l'amica che la spinge – no, non sa più camminare dopo averlo conosciuto - “Lui viene chiamato Danger per un motivo Kelsey”. Ecco, capito? Walk away, stanne alla larga. Scommettiamo che al terzo capitolo, se non in questo, già appena lo rivede le farfalle le sfrigolano nello stomachino? Comunque, gli ha parlato e lo ha visto una volta, e già lo difende. Eh, ma allora te le cerchi. Di fatti, svanita l'amica (in un buco nero? Il boogeyman? Non c'è dato saperlo), si precipita dal gruppo di Danger, #IlTamarroDiPeriferia. Anzi, si apposta dietro un albero e assiste a un omicidio. Che v'avevo detto? Posso ridere adesso, ok. Comunque, un capitolo cortissimo, giusto per uccidere un tale di nome Parker che non aveva dei soldi che doveva al famigerato Danger. Eh, si sa, Danger è pericoloso. La scoperta dell'America. Ciao, Colombo, ciao.
Tralasciando la parabola iniziale del terzo capitolo in cui #LaPiccolaFiammiferaia inveisce contro Dio che ha altri piani per lei invece che il divertimento (fatti suora, la butto lì così), ecco che #IlTamarroDiPeriferia scorge l'idiota che singhiozza dietro i cespugli (sei tutta scema, oh. Hanno ucciso uno e tu fai più casino di un orango tango in calore. Ripeto: te le cerchi), la carica in spalle e la butta in macchina. No, no, lei non urla, non si divincola né dice niente. Certo, immaginatevi voi che un tizio, conosciuto come un boss della mala, se ne esca dal bel niente e vi portasse di peso in un auto. Perché ribellarsi, no? Lui sa quel che fa, non succederà niente di male. Ciao, Hitler e Stalin, forse vi siete sbarazzati della fiammiferaia scema senza prenderla a bastonate. Ah, quasi dimenticavo, la nostra in auto che fa? Cerca di scappare, direte voi? No, “lasciai uscire dalla mia bocca un sospiro di sollievo”. Mi sembra giusto, sì. Non si sa come, questa invece che sbraitare e implorare la clemenza dell'aguzzino, se ne esca con una battuta da far cadere i coglioni a terra con un tonfo anche al più algido tra noi: “io devo davvero tornare a casa. E’ tardi e quando i miei genitori realizzeranno che sono sgattaiolata fuori casa, morirò”. La cosa è talmente stupida che anche il temutissimo Danger glielo fa notare. Insomma, sei stata lanciata nell'auto di un assassino, che ha appena ucciso un tizio sotto i tuoi occhi e ti preoccupi di mamma e papà? Fatti curare. Danger, scendila subito, è una cerebrolesa che ti farà da zerbino. Ora! E qui termina un altro capitolo, del prossimo al momento ce ne infischiamo, tanto si sa già, un po' farà la restia ma poi sarà pronta a donarle tutta se stessa. E sì, i doppisensi sono esattamente voluti.


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